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Ti trovi in: Home » Vivere la Città » Pari opportunità » Sportello on-line "Donne: diritti e lavoro" » Domande e risposte Avv. Elisa Marta Mereu

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Il CONSULENTE RISPONDE

Domanda nr. 01 - 19 aprile 2010
Domanda: Buongiorno. Sono una donna sposata e tra 4 mesi avrò un bambino. Posso dargli il mio cognome o, in alternativa, il cognome mio e di mio marito? Grazie

Risposta: I giudici della Cassazione insistono su quello che già da anni è legge: è possibile dare il cognome della madre ai figli legittimi, se c’è piena concordia dei genitori. Il caso è stato risollevato ultimamente dalla vicenda di due genitori che, in totale accordo, chiedono di attribuire al proprio figlio il cognome della madre al posto di quello del padre all'atto di nascita. Il tribunale e la Corte d’appello di Milano avevano respinto la richiesta. E allora i giudici della Cassazione rispondono ricordando che oggi, dopo la ratifica del trattato di Lisbona (nel quale si afferma il diritto al rispetto della vita privata e familiare e la parità tra uomini e donne, nonchè ogni discriminazione fondata sul sesso) "si dovrebbe aprire la strada all’applicazione diretta delle norme del trattato stesso e di quelle alle quali il trattato fa rinvio e, comunque, al controllo di costituzionalità che, anche nei rapporti tra diritto interno e diritto comunitario, non può essere escluso".

La coppia di Milano, Alessandra C. e Luigi F., per ben due gradi di giudizio si erano visti negare la possibilità di attribuire al figlio minore Guido, nato nel giugno del 2003, il cognome della madre. In particolare la Corte d’Appello di Milano, nel febbraio 2007, imponendo il cognome paterno aveva rilevato il vuoto normativo evidenziando la "persistente validità alla norma consuetudinaria che impone al figlio legittimo il cognome paterno".

Contro il doppio no dei giudici la coppia milanese ha fatto ricorso alla Cassazione. Ed ora la Suprema Corte, accogliendo la rivendicazione dei genitori, chiede con insistenza al primo presidente di poter decidere direttamente. Del resto, rilevano i giudici della prima sezione civile, a far ritenere che siano maturi i tempi per dare ai figli il cognome della madre vi sono numerose pronunce. Il Parlamento, pur avendo affrontato il tema, "non è ancora pervenuto a soluzioni concrete"  mentre in seguito all'approvazione, il 13 dicembre 2007, del Trattato di Lisbona (che ha modificato il trattato sull'Unione Europea e quello istitutivo della Cee) anche l'Italia, come tutti i 27 stati membri, ha il dovere di uniformarsi ai principi fondamentali della Carta dei diritti Ue tra i quali il divieto "di ogni discriminazione fondata sul sesso".

La sentenza definisce le norme attuali la sentenza definisce "retaggio di una concezione patriarcale della famiglia non più in sintonia con l'evoluzione della società e le fonti di diritto soprannazionali".

avv. Elisa Marta Mereu

Cordiali saluti.

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